Dice di lui Guido Bartorelli :“quello di Chris Gilmour (Manchester, 1973) è, prima di tutto, un lavoro sul materiale. Con severo auto-condizionamento ne ammette uno solo: il cartone, quello classico e a buon mercato degli imballaggi, più un secondo, la colla, ma con mera funzione fissante. Gilmour lo plasma, lo trasforma, ne tira fuori un potenziale espressivo insospettabile e lo porta a esaltarsi in sculture di un realismo che lascia senza parole. Sculture, sì, anche se può sembrare anacronistico, perché tutto ciò presuppone una ricerca accuratissima sulle proprietà del cartone – duttilità, resistenza, malleabilità e così via – proprio come gli scultori di una volta dovevano conoscere perfettamente le caratteristiche di marmo e bronzo.”
In effetti l’artista inglese Chris Gilmour fa proprio questo, plasma il cartone e genera divertimento e ammirazione. Nella sua arte coinvolge anche miti italiani conosciuti in tutto il mondo, dalla Vespa Piaggio alla Fiat Cinquecento.
Racconta in un’intervista al Corriere: “è facile intuire il mio gusto per il lato ludico degli oggetti. Vedo la stessa reazione nel pubblico: è come se avvenisse un corto circuito. Di fronte all’oggetto conosciuto, ma ricreato, le persone sono portate ad avvicinarsi, a toccare, a spingere bottoni e muovere leve. A verificare se l’opera in cartone “funziona” come quella originale - e aggiunge - mi affascina usare l’imballaggio degli oggetti che scegliamo per rappresentarci, gli stessi oggetti che la società dei consumi ci propone come passi della costruzione del nostro io”.
Chris Gilmour espone le sue opere in una mostra collettiva alla Fondazione Bevilacqua La Masa, Palazzo Tito, Venezia. Alcuni lavori sono esposti anche alla Galleria Perugi Artecontemporanea di Padova.































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